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Anne Sexton

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    Francesca Coppola
    Post: 1.652
    00 03/03/2010 17:06
    - Nasce nel 1928 a Newton, presso Boston, Anne Gray Harvey, poi conosciuta come Anne Sexton -.



    Se dovessimo cercare la parola chiave di un quadro tutto al femminile quella sarebbe r i b e l l e;
    di certo e d'altronde le strade possibili potevano essere solo due: la sottomissione con annesse violenze da parte di genitori menefreghisti oppure la via che poi ha imboccato.
    A scuola non era proprio un esempio, sofferenza fin troppo tangibile, fuggì presto (appena un anno dopo) dall'istituto professionale al quale era stata delegata, dei binari precisi finalizzati ad un unico scopo: sposa e madre perfetta. Sposò Alfred Muller Sexton.
    Anne a ragion veduta è indicata quale icona della poesia confidenziale, in parte aderente a quella della Plath che ebbe modo di conoscere.
    Le sue successive pubblicazioni come "Trasformation" (1972) risultano essere meno tendenti all'io ma più inclinati verso il sociale.
    Una vita e una produzione letteraria decisamente influenzata dal disturbo psichico che l'affliggeva; il rapporto col marito fu messo a dura prova dai continui adulteri di lei e finì con il divorzio.
    Morta suicida la Sexton incarna l'ideale della donna emancipata, fu la prima, infatti, a trattare alcuni temi prettamente femminili come l'aborto e le mestruazioni.
    Angosciata e dolente, insoddisfatta, nell'ultimo periodo terribilmente nervosa... Il gesto estremo del suicidio col monossido di carbonio appare quasi necessario, dopo già averlo tentato varie volte.
    Non è dato sapere i motivi intrinseci ciò che muove i fili è di certo il dolore. Lei nella sua poesia, riesce come pochi a liberarsi dai pre-concetti dai falsi perbenismi, è disinibita e per questo definita scandalosa e folle. Inquieta, disordinata, egocentrica, troppo fuori dalle righe si allontana sempre più dagli standard di moglie, figlia e madre. Alcool e terapie, palchi di burattini e ospedabili bianchi, amore e mal di vivere.
    Sarebbe davvero superficiale nonchè semplicistico, ingabbiare questa artista in pochi versi, io preferisco lasciare alle sue parole la libertà assoluta di infrangersi sugli occhi di chi la legge e almeno per una volta non ostacolare il suo volo.










    [Modificato da Francesca Coppola 03/03/2010 17:26]


    "i ritorni hanno rugiada sulla bocca e sorrisi fra mani confuse"
    www.francescacoppola.wordpress.com
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    Francesca Coppola
    Post: 1.652
    00 03/03/2010 17:11


    "Stavo tentando l'impossibile per condurre una vita tradizionale… ma non si possono costruire piccole palizzate bianche per tenere lontani gli incubi. La superficie si spezzò quando avevo circa 28 anni. Ebbi un attacco di panico e tentai di uccidermi".


    "Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell'umorismo, autodidatta e docente universitaria, atea e religiosa…". Così la definisce Rosaria Lo Russo curatrice e traduttrice di volumi sulla Sexton.




    15 dicembre

    Eccoci alla sbronza solitaria.
    Non c'è la volpe, né meteo in tivvù,
    niente uccelli né i dolci Cip e Ciop,
    né giochi sul sofà, no Alpitour.

    Niente di quanto c'è stato tra noi,
    né cielo, né mese -solo ciucca.
    La mezzaluna è acida, amara,
    triste mentre mi canto il WhiskeyBlues.






    Casalinga

    Certe donne sposano una casa.
    Altra pelle, altro cuore
    altra bocca, altro fegato
    altra peristalsi.
    Altre pareti:
    incarnato stabilmente roseo.
    Guarda come sta carponi tutto il giorno
    a strofinar per fedeltà se stessa.
    Gli uomini c'entrano per forza,
    risucchiati come Giona
    in questa madre ben in carne.
    Una donna è sua madre.
    Questo conta.



    Giovane

    Mille porte fa,
    quando ero una ragazza sola
    in una grande sala con quattro garage,
    una notte d'estate se ricordo bene,
    ero stesa sul prato
    e sotto di me, increspato il trifoglio,
    e sopra, distese, le stelle,
    e la finestra di papà, semichiusa,
    un occhio da cui passa chi dorme,
    e le assi della casa
    erano bianche e lisce come cera
    e milioni di foglie sbattevano,
    come vele sui loro strani gambi
    e i grilli ticchettavano tutti insieme
    e io, nel mio corpo nuovo fiammante,
    non ancora di donna,
    facevo domande alle stelle
    e pensavo che Dio vedesse veramente
    calore luce dipinta e gomiti
    ginocchia sogni buonanotte.





    "i ritorni hanno rugiada sulla bocca e sorrisi fra mani confuse"
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    Francesca Coppola
    Post: 1.652
    00 03/03/2010 17:15



    Quando l’uomo entra nella donna


    Quando l’uomo
    entra nella donna
    come l’onda scava la riva,
    ripetutamente,
    e la donna, godendo, apre la bocca
    e i denti le luccicano
    come un alfabeto,
    il Logos appare mungendo una stella,
    e l’uomo
    dentro la donna
    stringe un nodo
    perché mai più loro due
    si separino
    e la donna si fa fiore
    che inghiotte il suo gambo
    e il Logos appare
    e sguinzaglia i loro fiumi.

    Quest’uomo e questa donna
    con la loro duplice fame
    hanno cercato di spingersi oltre
    la cortina di Dio, e ci sono
    riusciti per un momento,
    anche se poi Dio
    nella sua perversione
    scioglie il nodo.


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    Francesca Coppola
    Post: 1.652
    00 05/03/2010 21:52
    Mi piacerebbe parlare un po' della poesia 15 dicembre, una lettura che mi ha colpita sedutastante e attorno alla quale ruoto da qualche giorno.
    Non so (o forse sì) il motivo che mi spinge ad entrare in questi versi per tentare di farvi capire perchè li sento anche un po' miei, ciò che è certo è che lo farò in punta di piedi.
    Anne, in questa poesia, tira fuori probabilmente parte di quel dolore che l'attanaglia, quella solitudine - auto/emarginazione tipica di chi soffre determinate patologie, ma anche di chi possiede una grande sensibilità.
    Avverte il vuoto intorno, che questa volta la tivvù e le distrazioni connesse non riescono ad evitare, perchè il burrone è dentro lei.
    La percezione esterna così diventa subito interiore:


    Niente di quanto c'è stato tra noi



    lacerazioni tutte concentrate in pochissimi versi, perchè signori vedete, questo è dolore, urlato anche, già... ma chi ascolta?

    possono passare e forse è l'autrice stessa a mascherare i versi come sfoghi da sbronza, a me paiono s. o s. cubitali.

    Quindi esterno, poi interno, infine esterno ancora... la luna dal sorriso che non ha niente di positivo riflette lo stato d'animo della Sexton; ed ecco che l'incipit si ricollega alla chiusa:


    sbronza solitaria --------- triste mi canto Whiskey Blues.





    15 dicembre... un giorno come un altro, magari il giorno buono per parlare di quanto male ci si porta dentro. A tu per tu con noi stessi viene fuori sempre il peggio e i rimorsi e la nostalgia, per non parlare dei ricordi come assenze non giustificate.

    Quello che ci circonda allora diventa il quadro dell'anima e tutto prende le nostre somiglianze, un fare decisamente sadico che purtroppo ci appartiene; perchè quando sentiamo dolore accendiamo la radio aspettando la musica più straziante, perchè se soffriamo apriamo l'album ammazzandoci con i giorni felici e il dolore scorre alla stessa maniera del sangue nelle vene, solo che i battiti rallentano.











    [Modificato da Francesca Coppola 05/03/2010 21:59]


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    Maredinotte
    Post: 1.681
    00 10/03/2010 21:25
    quando ho letto la poesia che poi hai scelto di commentare, ho capito subito il perchè ti è piaciuta questa autrice. quella poesia in particolare ricorda moltissimo la tua scrittura, che spesso è dolorosa e sovrappone immagini di contesti quotidiani, ma che si scontrano tra loro in una mescola di amarezza e travaglio. una poesia fatta di contrasti.

    mi hanno colpito molto tutte quante che sono parecchio diverse tra loro sia per struttura che per temi trattati, ma che hanno come comune denominatore un linguaggio semplice, fatto di cose di tutti i giorni. è quella semplicità che permette subito alle parole di entrare nel cuore di chi legge, o per lo meno nel mio.

    buona scelta!

    "La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare." (Jiddu Krishnamurti)
    robertadaquino.wordpress.com



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    lunasepolta
    Post: 547
    00 11/03/2010 08:12
    Re:
    Francesca Coppola, 05/03/2010 21.52:

    Mi piacerebbe parlare un po' della poesia 15 dicembre, una lettura che mi ha colpita sedutastante e attorno alla quale ruoto da qualche giorno.



    15 dicembre

    Eccoci alla sbronza solitaria.
    Non c'è la volpe, né meteo in tivvù,
    niente uccelli né i dolci Cip e Ciop,
    né giochi sul sofà, no Alpitour.

    Niente di quanto c'è stato tra noi,
    né cielo, né mese -solo ciucca.
    La mezzaluna è acida, amara,
    triste mentre mi canto il WhiskeyBlues.


    Colpisce molto anche me questo testo, che davvero non mi era mai capitato sottomano. Anche perché nel mio iter poetico, sono passata attraverso questo modo di scrivere, pieno di immagini di animali (di cartoni o personaggi del circo, del cinema), che davano il suono, il colore, ma anche una specie di scorrimento veloce della scena e del tempo. E spesso, anche nel mio caso, contrapposto alla staticità di una situazione personale. L'impotenza di tanta mobilità.






    Leda






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    Francesca Coppola
    Post: 1.652
    00 12/04/2010 14:28

    L'impotenza è davvero una brutta bestia, assai spesso è stata la causa scatenante di molte cose che ho scritto. Il non avere/non potere/non volere agire ci porta anche nell' apparente staticità a smuovere qualcosa, anche se dentro noi.



    "i ritorni hanno rugiada sulla bocca e sorrisi fra mani confuse"
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    Versolibero
    Post: 793
    00 11/03/2011 23:52

    Riporto su questo post che mi piace moltissimo, sia per l'autrice e le poesie scelte e sia per il commento di Francesca ecc.


    Ne aggiungo qualcun'altra, non so se sarebbe meglio unirle tutte nel post iniziale, vedete voi bimbe [SM=g8119]




    In ascensore fino al cielo

    Come dicono i pompieri,
    non prendete mai camere oltre
    il quinto piano
    negli hotel di New York:
    ci sono scale che vanno piú su
    ma nessuno ci salirebbe.
    Come dice il "New York Times",
    l'ascensore cerca sempre da sé
    il piano in fiamme
    e si apre automaticamente
    e non si chiude piú.
    Sono questi gli avvisi
    che dovete dimenticare
    se volete uscire da voi stessi
    fino a catapultarvi in cielo.

    Sono andata spesso oltre
    il quinto piano
    salendo a manovella,
    ma solo una volta
    andai fino in cima.
    Sessantesimo piano:
    cigni e pianticelle piegàti
    verso la propria tomba.
    Duecentesimo piano:
    montagne con la pazienza di un gatto,
    il silenzio in scarpe da tennis.
    Cinquecentesimo piano:
    messaggi e lettere millenari,
    uccelli da bere,
    una cucina di nuvole.
    Seicentesimo piano:
    le stelle,
    scheletri in fiamme
    con le braccia che cantano.
    E una chiave,
    una chiave enorme,
    che apre qualcosa
    (qualche utile uscio)
    da qualche parte,
    lassú.




    Con Pietà per gli Avidi

    Riguardo alla lettera in cui mi chiedi
    di chiamare un prete
    e di mettermi il Crocefisso che mi mandi -
    il tuo crocefisso
    il crocefisso roso dal cane,
    non più largo d'un pollice,
    di legno e senza spine, questa rosa:

    io prego la sua ombra,
    il luogo grigio - profondissimo -
    dove si trova, sopra la tua lettera.
    Odio i miei peccati e mi sforzo di credere
    nel Crocefisso. Tocco le sue tenere anche, le mascelle scure,
    il collo solido, il suo sonno bruno.

    È vero, c'è
    un Gesù, bello,
    raggelato fino al midollo come un pezzo di manzo.
    Ha una voglia disperata di chiudere le braccia
    e io ne tocco disperata l'asse verticale e orizzontale.
    Ma non posso: il bisogno non è esattamente fede.

    Ho portato il tuo crocefisso
    tutta la mattina
    legato al collo con uno spago.
    Ne sentivo il battito lieve come il cuore di un bimbo,
    che in dolce attesa di nascere pulsa indirettamente.
    Ruth, mi è cara la tua lettera.
    Amica mia, io sono nata
    compilando bibliografie sul peccato,
    e confessandolo. Le poesie sono questo:
    con pietà
    per gli avidi,
    sono le liti della lingua,
    il minestrone del mondo, l'astro del sorcio.



    Magia nera

    Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
    quali estasi e portenti!
    Come se mestrui bimbi ed isole
    non fossero abbastanza, come se iettatori e pettegoli
    e ortaggi non fossero abbastanza.
    Crede di poter prevedere gli astri.
    Nell'essenza una scrittrice è una spia.
    Amore mio, così io son ragazza.
    Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
    quali fatture e feticci!
    Come se erezioni congressi e merci
    non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
    e guerre non fossero già abbastanza.
    Come un mobile usato costruisce un albero.
    Nell'essenza uno scrittore è un ladro.
    Amore mio, tu maschio sei così.
    Mai amando noi stessi,
    odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
    ci amiamo preziosa, prezioso.
    Le nostre mani sono azzurre e gentili,
    gli occhi pieni di tremende confessioni.
    Ma quando ci sposiamo
    ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
    Il cibo è troppo e nessuno è restato
    a mangiare l'estrosa abbondanza.





    [Modificato da Versolibero 12/03/2011 00:17]


    ______________________________________________________________________________
    "Le parole sono 'contenitori' troppo angusti per le mie emozioni e quando, leggendo, le sento 'soffrire'
    o mi segnalano delle 'sofferenze' corro a liberarle senza pensarci due volte per provarne di più adatti".
    (citazione di EEFF)